sostengono il ricorso Nursing Up sull’Assistente infermiere.

Gli eventi esplosi al San Raffaele nelle scorse settimane con reparti affidati a personale esternalizzato, privo di adeguata formazione e incapace di garantire standard assistenziali minimi rappresentano uno spartiacque politico e professionale che il Paese non può ignorare.


 Quello che è accaduto non è un episodio isolato: è il prodotto di un modello che, da anni, frammenta le competenze, svaluta i profili tecnici e scarica sugli operatori e sui pazienti il costo di scelte organizzative basate più sull’emergenza e sul risparmio che sulla qualità e la sicurezza. Il caos registrato in uno dei più importanti ospedali italiani rappresenta la prova concreta di ciò che denunciamo da tempo: quando si indeboliscono le professioni e, di conseguenza, l’intero ambito sociosanitario, e quando si introducono figure ibride prive di un impianto formativo solido, il risultato non è innovazione, ma disordine, insicurezza e perdita di credibilità dell’intero sistema sanitario.

È anche alla luce di quanto avvenuto al San Raffaele che la nostra Segreteria, dopo un approfondito confronto interno, ha ritenuto necessario assumere una posizione politica chiara e non più rinviabile: costituirsi in giudizio presso il TAR di Roma contro l’introduzione dell’Assistente Infermiere, per difendere gli operatori, la qualità dell’assistenza e il diritto dei cittadini a cure sicure. Pertanto, le nostre Organizzazioni annunciano il loro sostegno pieno e formale al ricorso del Nursing Up, costituendosi parte attiva nel procedimento.

La cosiddetta riforma, infatti, produce una formazione diseguale, crea operatori di serie A e operatori di serie B, aumenta i rischi assistenziali e apre scenari di responsabilità non definiti.

Mentre la politica insiste nel minimizzare il problema, Regioni e FNOPI hanno addirittura deciso di costituirsi in giudizio per difendere un accordo Governo–Regioni che dà vita a una figura priva di riconoscimento europeo e potenzialmente destabilizzante per l’intera filiera assistenziale. Una scelta che conferma purtroppo, come questa riforma stia avanzando più per pressioni corporative e logiche di potere che per una vera visione di sistema.

Come organizzazioni che rappresentano migliaia di operatori e che da sempre difendono la sicurezza dei pazienti, la qualità della formazione e la dignità del lavoro sociosanitario, riteniamo questa iniziativa non solo giusta ma politicamente necessaria. Difendere i profili OSS e contrastare derive organizzative pericolose significa difendere il Servizio Sanitario Nazionale nella sua essenza: universalità, equità, qualità, competenza.

La nostra scelta non è un atto contro qualcuno, ma un atto a favore del Paese, delle sue istituzioni e del futuro dell’assistenza. E non arretreremo di un millimetro.

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